HOMEWORK TUTOR

Aiuto compiti individuale specializzato per ragazzi con DSA o difficoltà scolastiche.

Segue a domicilio bambini e ragazzi che hanno bisogno di essere affiancati o semplicemente raggiungere l’ autonomia nello svolgimento dei compiti e nello studio.

 

 

INTERVENTO DOMICILIARE PER DSA, ADHD e altre problematiche della sfera scolastica gestito da uno psicologo

“M. dimentica il materiale, si distrae spesso e non riesce a fare i compiti se non ci sono io. Sta poi passando un momento delicato qui a casa.”

 “Sono preoccupata perché R. non ha motivazione ad andare a scuola, è l’ultimo anno delle superiori per lui, l’ultimo sforzo ma neanche questo gli dà una spinta.”

 “Gli insegnanti di P. mi hanno detto che rispetto ai suoi compagni fa più fatica a leggere e a scrivere in corsivo, fa molti errori. Lui si accorge di essere in difetto, sto pensando a come vivrà questa cosa.”...Tratto dai dialoghi con alcuni genitori che abbiamo incontrato...

adhdIl trattamento pensato per bambini e ragazzi con DSA, ADHD o altre problematiche emotive dell’età evolutiva prevede la presa in carico del problema in tutte le sue sfaccettature e coinvolge, non solo la scuola, ma tutti i loro contesti di vita.  Per questo motivo abbiamo progettato degli interventi psicologici domiciliari.

Entrare con discrezione e professionalità nelle case e nelle stanze dove questi ragazzi hanno magari vissuto e sofferto le loro difficoltà, si è rivelato uno strumento estremamente efficace per vivere, ipotizzare e contribuire al loro miglioramento e benessere cognitivo, emotivo e sociale.

Il tutor incontra il bambino o il ragazzo una o più volte alla settimana e lo affianca nello svolgimento dei compiti, non come un “aiuto-compiti” o “ragazzo delle ripetizioni” ma come psicologo che osserva il suo stile cognitivo e il suo modo d’essere per poi progettare in equipe l’intervento migliore per aiutarlo a vivere e superare le sue difficoltà. Impiega e costruisce strumenti insieme a lui per affrontare i problemi scolastici e della vita quotidiana. Mette in atto strategie che possano rimanere, un knowhow pronto per far fronte alle situazioni più critiche.  Sostiene e supporta a livello emotivo e interviene affinchè eventuali difficoltà o lacune emotive e interpersonali vengano colmate sempre più autonomamente.

Bambini e ragazzo soffrono solo perché fanno fatica a scrivere o a stare attenti, oppure anche perché si sentono diversi o vivono in solitudine a causa della loro impulsività?Troppo spesso i deficit racchiusi nelle etichette diagnostiche sono quelli che pesano meno per loro, è invece il mondo emotivo e relazionale quello che vorrebbero scoprire e vivere con serenità.

Ogni bambino o ragazzo è unico e vive una difficoltà o un disturbo in un momento particolare della sua crescita, per questo uno dei fondamenti del nostro modo di lavorare è la collaborazione con scuola, famiglia e altre realtà affettivamente significative. Negli ambienti dove vive il bambino o il ragazzo ci sono infatti risorse che vogliamo valorizzare perché si possa attivare, laddove possibile, una rete di supporto e cambiamento.

 

Testimonianza di un INTERVENTO DOMICILIARE con un ragazzo con ADHD-distrurbo di attenzione e iperattività

L'alleanza tra TUTOR-ALUNNO-GENITORI: 

“Sono le 7.50 e F. è già al cancello della scuola, è il primo, già pimpante. Poi, prima ancora che io varchi la soglia della classe, da quando mi vede all’inizio del corridoio, va in fibrillazione perché vuole farmi vedere il lavoro che ha fatto il giorno prima e questo entusiasmo è assolutamente un pregio. Però quasi sempre dimentica il materiale, parla e non rispetta mai i turni, non va d’accordo con i compagni ed è molto solo.”

Questo è quanto mi ricordo del primo racconto di una professoressa quando mi ha descritto le problematiche di F., ragazzo a cui era stato diagnosticato il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività.
La mamma aveva voluto provare a gestire le sue fatiche scolastiche facendo i compiti con lui, ma F. non riusciva a concentrarsi né ad organizzare nulla in autonomia e lei non aveva tutto quel tempo da dedicare solo a lui. Così, dopo averli incontrati in studio con il mio collega che aveva fatto la valutazione, un mercoledì pomeriggio ho suonato alla loro porta e ho iniziato la mia avventura con loro. 
Ho voluto scrivere “con loro” e non “con lui” perché l’intervento domiciliare è stata una vera e propria costruzione di rete: la mamma mi dedicava sempre dieci minuti del suo tempo appena arrivavo e io la aggiornavo sul lavoro fatto alla fine di ogni incontro, lasciando magari qualche strategia o suggerimento perché il percorso proseguisse anche nei momenti in cui non ero lì. 
F. non riusciva a reggere il carico dei compiti: stare concentrato su un paragrafo del libro un un quarto d’ora era troppo per la sua mente vivace e veloce! F. soprattutto non riusciva a mettersi del tutto nei panni degli altri: così particolare, impulsivo alle volte aggressivo, che non riusciva ad instaurare amicizie e aveva persino paura di camminare o parlare per le strade del paese. F. poi si dimenticava tutto, dove aveva lasciato il libro della materia che odiava di più ma anche il computer portatile a cui teneva tantissimo. Aveva cominciato diversi sport, tutti abbandonati dopo la prima fatica interpersonale o di performance. Sì, perché chi soffre di ADHD ha un deficit specifico ma E' INTELLIGENTE e F. era anche molto sensibile, capiva che in lui qualcosa non andava, la frustrazione era tanta e ogni tanto si trasformava in rabbia verso qualcosa o qualcuno.
Dopo sette mesi di lavoro insieme per due pomeriggi alla settimana in cui abbiamo studiato, costruito un metodo di studio con strumenti ad hoc, lavorato sulle emozioni e i pensieri negativi, usciti di casa alla ricerca di hobby, motivazione e amici nuovi, F. comincia a pensare che vorrebbe iniziare Scout, l’esperienza dove le fondamenta sono il rispetto delle regole, la lealtà e l’amicizia, tutte cose che prima per lui erano estranee o irraggiungibili.
A distanza di più di un anno dal mercoledì in cui ho suonato alla porta di questa famiglia, F. mi ha raccontato che “è più sé stesso e non più un mostro come lo chiamavano all’asilo” e sua mamma ci ringrazia perché “dare un nome alle difficoltà di F. e il nostro intervento le hanno permesso di comprendere che se ci sono delle fatiche sono affrontabili”.

F. avrà sempre la mente che corre veloce e la voglia irrefrenabile di fare subito quello che pensa, ma adesso ha alle spalle un percorso che gli ha lasciato un bagaglio da dove può tirare fuori qualche strumento in più 
per VOLERSI BENE e affrontare la vita.

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