-

SenzaPensieri è un centro autorizzato al rilascio della certificazione diagnostica di DSA 

Delibera ATS (BG) n. 834 del 8/10/2015.

 

COSA SIGNIFICA BES?

Con il termine BES o Bisogni Educativi Speciali si fa riferimento all’area dello svantaggio scolastico, che è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In modo particolare, l’espressione Bisogni Educativi Speciali comprende tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità (alunni tutelati dalla legge 104 del 1992), quella dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ed infine quella dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale. Sono tutelati dalla direttiva ministeriale del 27/12/2012.

Quali sono?

  • Alunni con disabilità, tutelati dalla legge 104;
  • Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dislessia, Discalculia, Disortografia, Disgrafia);
  • Disprassia Evolutiva;
  • Funzionamento intellettivo limite (FIL);
  • Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività (ADHD);
  • Disturbo non verbale dell’apprendimento;
  • Disturbo specifico della comprensione del testo;
  • Disturbi lievi dello spettro autistico (Sindrome di Asperger).

COSA SIGNIFICA DSA?

I DSA sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente e si manifestano con l'inizio della scolarizzazione. I DSA, sulla base della specifica difficoltà che manifestano, si dividono in:

DISLESSIA: disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo

DISORTOGRAFIA: disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica

DISGRAFIA: disturbo specifico della grafia che si manifesta con una difficoltà nell'abilità motoria della scrittura

DISCALCULIA: disturbo specifico dell'abilità di numero e di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri. Questi disturbi  dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo.

Leggere, scrivere e calcolare per noi sono atti così semplici ed automatici che risulta difficile comprendere le difficoltà che riscontrano i bimbi o i ragazzi dislessici. Questi ragazzi, a volte, vengono erroneamente considerati svogliati e dalla loro spiccata intelligenza derivano spesso luoghi comuni come "è intelligente ma non si applica”.

Un ragazzo dislessico può leggere e scrivere, ma deve utilizzare tutte le proprie energie; si stanca presto e si distrae facilmente, sentendosi costantemente in difficoltà e sottopressione. Solitamente sono bambini/ragazzii che non hanno problemi cognitivi legati alla comprensione e, al di là dello studio, sono intelligenti, vivaci e creativi.

 

 Quando approfondire?

Le difficoltà più comuni che indicano il sospetto di DSA e che necessitano di un approfondimento, si presentano quando il bambino:

• legge in modo poco fluente e/o commettendo errori;

• sembra non ricordare o non comprendere quello che legge;

• scrive con grafia poco comprensibile e/o con errori di ortografia che riguardano lettere sostituite, omesse o invertite;

• ha difficoltà a imparare tabelline e ad eseguire, con rapidità e correttezza sufficienti, calcoli mentali e scritti;

• ha difficoltà ad imparare le informazioni in sequenza (per es. giorni della settimana, mesi);

• si distrae facilmente e/o ha difficoltà a mantenere a lungo l’attenzione sul compito scolastico;

• rifiuta di leggere o scrivere;

• disturba i compagni durante la lezione.

 Percorso di diagnosi

Il percorso diagnostico è rivolto agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, che sperimentano difficoltà scolastiche. È condotto da un'equipe multidisciplinare (neuropsichiatri, psicologi, logopedisti) e prevede 3 fasi:

-  un colloquio con i genitori

-  alcuni incontri con lo studente per la valutazione del livello cognitivo e degli apprendimenti

-  un colloquio conclusivo con i genitori nel quale verrà comunicata la diagnosi e rilasciata la relazione da consegnare agli insegnanti.

In accordo con i genitori è possibile promuovere un incontro con il corpo docenti per indicare quanto emerso e adottare  eventuali misure dispensative e compensative richieste dalla diagnosi specifica.

 

La diagnosi di DSA può essere fatta verso la conclusione del 2° anno di scuola primaria. Prima di questa età è possibile cogliere alcune fragilità che però non possono essere soggette a diagnosi.

 E dopo la diagnosi?

Innanzitutto riconoscere e certificare un dsa permette, attraverso il documento di diagnosi consegnato alla scuola, di ottenere un Piano Didattico Personalizzato, garantendo allo studente l'utilizzo di eventuali strumenti compensativi e misure dispensative (validi anche per gli Esami di Stato).

Per eventuale trattamento, vedi apposita sezione "presa in carico"

 Validità della diagnosi

La normativa non dice espressamente ogni quanto va aggiornata la diagnosi, ma è fortemente consigliato farlo ad ogni cambio di ordine di scuola, in quanto la dislessia è un disturbo evolutivo.

La medesima cosa vale per il  passaggio dalle superiori all’università: ipotizziamo di iscriverci a un test d’ammissione con una diagnosi che risale ai tempi della scuola media, l’Università potrebbe non accettarla. L’appunto che potrebbero fare è che le indicazioni contenute nella diagnosi non sono attuali, e che non è detto che un ragazzo di 19 anni abbia bisogno delle stesse cose di cui aveva bisogno a 13 anni.

 Tempi di attesa

Solitamente i tempi d’attesa sono ridotti e nell’arco di un paio di settimane si fissa il primo incontro con i genitori; il percorso si esaurisce in circa 2/3 mesi. Per rivalutazioni la durata è solitamente ridotta.

La nostra èquipe

Equipe multidisciplinare composta da quattro psicologi, due logopediste e due esperti in neuropsichiatra infantile.

 

COSA SIGNIFICA ADHD

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività) rientra nella categoria dei Disturbi del Neurosviluppo, gruppo di condizioni che esordiscono nel periodo dello sviluppo e si caratterizzano per un deficit che causa una compromissione nel funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo. I Disturbi del Neurosviluppo si presentano, molto spesso, in concomitanza.

L’ADHD è caratterizzato da livelli invalidanti di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività.  Nella fascia della fanciullezza, l’ADHD si sovrappone spesso a disturbi quali il Disturbo Oppositivo-Provocatorio e il Disturbo della Condotta. Spesso, inoltre, permane in età adulta, causando compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico e lavorativo.

E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso diviene un ostacolo nel conseguimento di semplici obiettivi. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano in difficoltà nel gestire il comportamento del bambino.

Sicuramente i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli estranei tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regoli sociali. Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza”, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato e talvolta da evitare. Forse i genitori sono anche abituati alle conclusioni a cui gli estranei giungono, come ad esempio: «I problemi di quel bambino sono dovuti al modo in cui è stato educato; sarebbe necessaria una maggiore disciplina, maggiori limitazioni e anche qualche bella punizione. I suoi genitori sono incapaci, incuranti, eccessivamente tolleranti e permissivi, e quel bambino è il frutto della loro inefficienza».

Diagnosi di ADHD

La caratteristica fondamentale dell’ADHD è la persistente presenza di un quadro caratterizzato da disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con lo sviluppo e il funzionamento.

La disattenzione si evidenzia, sul piano comportamentale, con divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, difficoltà nel mantenimento dell’attenzione, disorganizzazione non imputabili ad atteggiamenti di sfida o da mancata comprensione.

L’iperattività implica un’eccessiva attività motoria, un dimenarsi, la sensazione che il bambino sia “sotto pressione”, tamburellamenti, loquacità; tali comportamenti si manifestano in momenti e situazioni in cui non sono appropriati. Nell’adulto l’iperattività può esprimersi con un’irrequietezza estrema o l’effetto logorante verso gli altri della propria attività.

L’impulsività si manifesta con azioni estremamente affrettate e che avvengono all’istante, spesso con elevato rischio per l’individuo. L’impulsività può esprimere un desiderio di immediata ricompensa, manifestandosi anche con comportamenti invadenti, come interrompere gli altri in modo eccessivo, o prendere decisioni importanti senza riflettere sulle possibili conseguenze nel lungo termine.

Le manifestazioni comportamentali devono presentarsi in più di un contesto, ad esempio casa, scuola, lavoro. Va, inoltre, considerato che i sintomi dell’ADHD possono variare a seconda dello specifico contesto.

Esordio e decorso dell’ADHD

L’ADHD esordisce nell’infanzia, non vi è alcuna specificazione di un’età di esordio. È frequentemente identificato nel corso degli anni della scuola elementare, dove anche la disattenzione risulta maggiormente invalidante. Il quadro sintomatologico risulta più stabile nella prima adolescenza, in alcuni casi, però, può presentarsi un peggioramento, con la comparsa di comportamenti antisociali.

In età pre-scolare si evidenzia in modo preminente l’iperattività, mentre nella fascia di età della scuola elementare emerge maggiormente la disattenzione. Nella fase adolescenziale si presentano con minor frequenza i segnali di Iperattività, in prevalenza connotati solo da agitazione, una sensazione più interna di nervosismo, irrequietezza o impazienza. In età adulta l’Impulsività, unitamente alla Disattenzione ed all’Irrequietezza, può permanere su livelli problematici, pur essendo diminuita l’Iperattività.

Diagnosi e Trattamento dell’ADHD

Il nostro intervento consiste dapprima una diagnosi del disturbo attraverso  specifici incontri con uno psicologo che prevede vari livelli d’intervento tra loro interconnessi coinvolgendo la famiglia, l’ambito scolastico e il trattamento individuale del bambino. Ogni caso è gestito sulla base della reale esigenza, pertanto non per tutti i bambini è valido il medesimo trattamento e verranno proposte uguali terapie o interventi.

Intervento con il bambino

Vengono insegnate al bambino strategie che lo guidino in modo sistematico alla pianificazione del proprio comportamento nei diversi ambiti di vita e alla risoluzione dei problemi (Problem Solving). Grande attenzione viene rivolta all’ acquisizione della capacità di monitorare le proprie azioni, sviluppando una capacità di autoregolazione verso l’impulsività e la disattenzione.

Il bambino apprende, inoltre, a trarre informazioni importanti dai propri errori per autocorreggersi, ma anche a sapersi premiare per il raggiungimento di risultati positivi.

L’intervento è volto anche all’incremento delle abilità sociali, attraverso il rispetto delle regole, lo sviluppo di interazioni più efficaci e la capacità di decodificare lo stato emotivo altrui, per poter rispondere e relazionarsi in modo adeguato e funzionale.

In studio c’è la possibilità di un intervento con i genitori  (ADHD Parent Training) attraverso incontri orientati a ad accrescere la consapevolezza e la conoscenza del disturbo ADHD, sviluppando capacità di gestione da parte dei genitori e modificando i comportamenti disfunzionali messi in atto nella relazione con il bambino. Il focus principale dell’intervento è nell’acquisizione di maggior coerenza e stabilità nelle proprie strategie educative che aiutino e supportino il bambino nella capacità di autogestirsi

Un ruolo fondamentale riveste la promozione di un miglior clima emotivo in famiglia e di una più efficace comunicazione con il bambino, anche definendo meglio limiti e regole da seguire.

E’ possibile anche un intervento con gli insegnanti con l’obiettivo di riconoscere gli aspetti positivi del bambino e in tal ottica potenziare le capacità attentive e gli apprendimenti del bambino. Si forniranno agli insegnanti strategie utili per gestire e modificare i comportamenti disfunzionali, oltre che migliorare le sue relazioni con i coetanei.

 

Powered by DMware